Reato del dipendente: risponde anche la società?

Hai scoperto che un collaboratore ha commesso un reato usando la tua azienda e temi che l'ente possa essere sanzionato con multe fino a 1,5 milioni di euro, interdizioni o chiusura dell'attività. Scopri se la tua società rischia sanzioni, quali difese puoi opporre e come dimostrare di aver adottato modelli organizzativi idonei.

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Ecco le situazioni più comuni che affrontiamo ogni giorno. Se ti riconosci in una di queste, possiamo aiutarti.

Sono amministratore di una srl e ho scoperto che il mio responsabile commerciale ha falsificato fatture per evadere l'IVA. Non ne sapevo nulla, ma ora temo che l'azienda possa essere coinvolta. Come funziona esattamente questa responsabilità? - Roberto

Ecco cosa risponderebbe un’AI avanzata

Sì, la società può essere sanzionata secondo il Decreto Legislativo 231/2001 anche se tu come amministratore non eri a conoscenza del fatto. La responsabilità amministrativa dell'ente scatta quando un dipendente commette un reato previsto dal catalogo del decreto nell'interesse o a vantaggio della società, come nel caso della falsificazione di fatture per evasione IVA. L'azienda può essere esente solo se ha adottato e attuato efficacemente un modello organizzativo 231 prima del reato, che preveda protocolli di prevenzione, formazione e un organismo di vigilanza. Le sanzioni possono essere molto pesanti, arrivando fino a oltre un milione di euro, oltre a eventuali sanzioni interdittive come la sospensione dell'attività. È fondamentale consultare immediatamente un legale specializzato per valutare la posizione dell'azienda e adottare le misure necessarie, inclusa l'implementazione urgente di un modello 231 che, anche se tardivo, può comunque ridurre le sanzioni.

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La Guardia di Finanza ha sequestrato documenti in azienda perché un dipendente è indagato per corruzione. Quanto tempo abbiamo per preparare una difesa prima che arrivino sanzioni alla società? - Claudia

Ecco cosa risponderebbe un’AI avanzata

La vostra azienda può essere sanzionata per la corruzione commessa dal dipendente se questi ha agito nell'interesse o vantaggio della società e se l'ente ha violato gli obblighi di direzione e vigilanza. La difesa principale consiste nell'aver adottato prima del reato un Modello Organizzativo e di Gestione idoneo a prevenire tali illeciti. Non esistono termini fissi per preparare la difesa prima delle sanzioni, poiché il procedimento amministrativo seguirà l'indagine penale, ma è fondamentale agire immediatamente adottando o rafforzando il modello organizzativo e documentando tutte le misure correttive. Anche se adottato dopo il fatto, un MOG dimostrerà la volontà dell'azienda di prevenire futuri illeciti e potrà influire sulla commisurazione delle eventuali sanzioni.

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Mio marito è socio di maggioranza di una società che rischia un procedimento 231 per reati ambientali commessi dal direttore di stabilimento. Oltre alle multe, quali altre conseguenze potremmo subire? - Francesca

Ecco cosa risponderebbe un’AI avanzata

Sì, l'azienda può essere sanzionata pesantemente. Oltre alle multe pecuniarie, il D.Lgs. 231/2001 prevede sanzioni interdittive temporanee o definitive che possono paralizzare l'attività: interdizione dall'esercizio dell'impresa, sospensione o revoca di autorizzazioni ambientali essenziali, divieto di contrattare con la pubblica amministrazione e di partecipare a gare d'appalto, esclusione da finanziamenti e contributi pubblici, e divieto di pubblicizzare beni o servizi. Sono inoltre previste la confisca dei beni utilizzati per il reato o del profitto illecito e la pubblicazione della sentenza con conseguente danno reputazionale. Le recenti modifiche normative del 2025 hanno inasprito ulteriormente le sanzioni per reati ambientali, rendendo più difficile ottenere riduzioni senza immediata bonifica. Come soci di maggioranza subirete principalmente effetti patrimoniali dalla riduzione del valore delle quote societarie.

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Abbiamo un modello organizzativo 231 adottato tre anni fa, ma non l'abbiamo mai aggiornato né fatto verifiche. Un nostro dirigente è ora indagato per frode fiscale. Il modello può comunque proteggerci? - Andrea

Ecco cosa risponderebbe un’AI avanzata

Un modello organizzativo 231 non aggiornato da tre anni e mai verificato non protegge l'azienda dalla responsabilità amministrativa per la frode fiscale commessa dal dirigente. Il decreto legislativo 231/2001 richiede che il modello sia non solo adottato, ma anche costantemente aggiornato e oggetto di vigilanza effettiva da parte dell'organismo di controllo. Senza questi requisiti, l'esenzione dalla responsabilità non opera e l'ente rischia sanzioni pecuniarie significative. È fondamentale aggiornare immediatamente il modello integrando i rischi fiscali e dimostrare l'attività di controllo, anche se retroattivamente ciò potrebbe non essere sufficiente per il caso in corso.

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Ho ricevuto un decreto di sequestro preventivo sui conti aziendali perché un ex dipendente ha riciclato denaro attraverso la società. Se non agisco immediatamente, rischio di perdere l'azienda? - Stefano

Ecco cosa risponderebbe un’AI avanzata

Sì, l'azienda può essere sanzionata per responsabilità amministrativa ai sensi del D.Lgs. 231/2001 se il reato (come il riciclaggio) è stato commesso da un dipendente nell'interesse o a vantaggio della società. Il sequestro preventivo sui conti è una misura cautelare che non comporta la perdita automatica dell'azienda, ma rischia di evolvere in confisca o sanzioni accessorie gravi (interdizione dall'attività fino a 2 anni) se al termine del processo l'ente risulta responsabile. Per tutelarsi immediatamente è fondamentale nominare un difensore penalista per impugnare il sequestro, adottare urgentemente un Modello Organizzativo 231 con Organismo di Vigilanza (anche se ex post riduce le sanzioni), e dimostrare l'assenza di interesse aziendale nel reato. Agire tempestivamente è cruciale: i termini processuali sono ristretti e la mancata difesa può aggravare le conseguenze per l'impresa.

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Devo preparare la documentazione per dimostrare che la società non è responsabile del reato commesso da un nostro consulente esterno. Quali atti e prove devo raccogliere per il procedimento? - Valeria

Ecco cosa risponderebbe un’AI avanzata

Sì, l'azienda può essere sanzionata se un dipendente commette un reato, ma non automaticamente per consulenti esterni. Per dimostrare l'assenza di responsabilità nel vostro caso, dovete raccogliere il contratto di consulenza che escluda poteri di rappresentanza o gestione, documenti societari che confermino che il consulente non aveva funzioni apicali o di vigilanza, prove che il reato non ha generato interesse o vantaggio economico per la società tramite bilanci e report finanziari, e soprattutto il vostro Modello 231 adottato prima del fatto con evidenze concrete della sua effettiva applicazione come verbali di formazione, report dell'Organismo di Vigilanza e audit interni. La chiave è dimostrare sia l'estraneità del consulente alla struttura organizzativa sia l'adeguatezza dei vostri controlli preventivi.

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Un professionista che collaborava con noi ha commesso un reato informatico usando i nostri sistemi. Non era un dipendente diretto ma un consulente. La società può comunque essere chiamata a rispondere? - Marco

Ecco cosa risponderebbe un’AI avanzata

Sì, la società può essere sanzionata anche per reati commessi da consulenti, ma solo in presenza di specifiche condizioni. Secondo il D.lgs. 231/2001, non basta un semplice rapporto di consulenza: occorre un chiaro rapporto qualificato e che il reato sia stato commesso nell'interesse o a vantaggio dell'ente. La società non risponde se il consulente ha agito esclusivamente per interesse proprio o di terzi. Per proteggersi, è fondamentale adottare un Modello Organizzativo 231 efficace e inserire nei contratti con consulenti clausole risolutive espresse che richiamino il codice etico aziendale e le procedure di controllo.

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L'azienda ha già ricevuto una sanzione interdittiva che ci impedisce di partecipare a gare pubbliche. Posso ancora oppormi o chiedere una riduzione? Quali strumenti di difesa ho a disposizione? - Giulia

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Sì, l'azienda può opporsi alla sanzione interdittiva già ricevuta attraverso l'appello alla Corte d'Appello entro 30 giorni dalla notifica, chiedendo riduzione o revoca della sanzione. Gli strumenti principali sono: dimostrare l'adozione di un Modello Organizzativo efficace che esonera o attenua la responsabilità, invocare circostanze attenuanti come la collaborazione con la giustizia o la riparazione del danno, e provare che non ricorrono i presupposti per l'interdittiva (profitto rilevante o gravi carenze organizzative). È inoltre possibile richiedere la sospensione condizionale o revoca anticipata dimostrando l'adeguamento dell'ente. Si raccomanda assistenza legale specializzata in responsabilità amministrativa degli enti per valutare tempestivamente le strategie difensive più efficaci.

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