Dividendi da società estera: credito d’imposta per le ritenute subite

Hai ricevuto dividendi da una società estera e hai subito una ritenuta alla fonte? Rischi di pagare due volte le tasse se non recuperi correttamente il credito d'imposta. Scopri come evitare la doppia imposizione.

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Ricevo dividendi da una società tedesca e mi hanno trattenuto il 26%. Ora devo dichiararli in Italia e ho paura di pagare altre tasse sugli stessi soldi. Come funziona esattamente questo credito d'imposta? - Marco

Ecco cosa risponderebbe un’AI avanzata

In Italia i dividendi tedeschi sono soggetti a imposta sostitutiva del 26%, ma puoi detrarre la ritenuta del 26% già pagata in Germania come credito d'imposta, evitando così la doppia tassazione. Grazie alla sentenza della Cassazione n. 25698/2022, questo credito si applica anche con imposta sostitutiva, a condizione che la tassazione italiana sia obbligatoria. Devi dichiarare i dividendi lordi nel quadro RT del modello Redditi PF e richiedere il rimborso tramite istanza all'Agenzia delle Entrate, allegando i certificati delle ritenute tedesche. Il credito riconosciuto non può superare l'imposta italiana dovuta sugli stessi redditi, quindi nel tuo caso l'imposta netta da versare in Italia sarà pari a zero.

ATTENZIONE: utilizzando l’AI — troverai risposte plausibili ma non definitive, un solo dettaglio ignorato può cambiare tutto.

Non fidarti di algoritmi che non ti ascoltano davvero: ottieni la certezza di una risposta legale su misura, chiara e definitiva per il tuo caso.

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Ho ricevuto dividendi lo scorso anno ma non ho fatto nulla. Posso ancora recuperare il credito d'imposta nella prossima dichiarazione dei redditi o ho perso il diritto? - Francesca

Ecco cosa risponderebbe un’AI avanzata

Sì, puoi ancora recuperare il credito d'imposta nella prossima dichiarazione dei redditi, purché non siano decorsi i termini di decadenza che generalmente scadono il 31 dicembre del quarto anno successivo a quello in cui hai percepito i dividendi. Dovrai presentare la dichiarazione dei redditi indicando i dividendi esteri percepiti e successivamente richiedere il rimborso all'Agenzia delle Entrate allegando la documentazione che attesta le ritenute subite all'estero. Il credito d'imposta spetta per evitare la doppia imposizione, anche su partecipazioni non qualificate secondo recente giurisprudenza della Cassazione. L'importo recuperabile non può comunque eccedere l'imposta italiana dovuta sui medesimi redditi. Verifica anche i limiti previsti dalle convenzioni contro le doppie imposizioni con lo Stato estero di provenienza dei dividendi.

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Oltre alle tasse già pagate all'estero e in Italia, ci sono altri costi da sostenere? Devo pagare qualcosa per ottenere certificazioni o documenti particolari per il credito? - Roberto

Ecco cosa risponderebbe un’AI avanzata

Oltre alle imposte già versate in Italia e all'estero, non sono previsti costi fiscali aggiuntivi per il credito d'imposta sui dividendi esteri. Tuttavia, potrebbe essere necessario sostenere spese per ottenere la documentazione che attesti l'effettivo pagamento dell'imposta estera, come certificazioni rilasciate dall'amministrazione fiscale del paese estero o dalla società distributrice. Questi documenti sono indispensabili per dimostrare il diritto al credito e per presentare la richiesta di rimborso all'Agenzia delle Entrate, unica modalità attualmente prevista per utilizzare il credito. I costi variano a seconda del paese e delle procedure amministrative richieste.

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La banca estera mi ha mandato un documento con la ritenuta applicata, ma è tutto in inglese. È sufficiente o servono certificazioni particolari tradotte per provare le tasse già pagate? - Elena

Ecco cosa risponderebbe un’AI avanzata

Il documento in inglese rilasciato dalla banca estera è generalmente sufficiente per provare le ritenute già pagate e ottenere il credito d'imposta in Italia, purché riporti chiaramente l'importo del dividendo lordo, la ritenuta applicata, la data e i dati del beneficiario. L'Agenzia delle Entrate accetta documenti in lingua straniera senza obbligo di traduzione giurata, se comprensibili e riconducibili al reddito dichiarato. In caso di controlli o contestazioni, una traduzione asseverata può risultare utile ma non è requisito essenziale. Per richiedere il credito d'imposta è necessario presentare un'istanza specifica all'Agenzia delle Entrate allegando la certificazione estera, poiché il Modello Redditi PF non prevede spazi dedicati. È importante conservare tutta la documentazione ricevuta dall'intermediario estero per eventuali verifiche successive.

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Se non chiedo il credito d'imposta e dichiaro semplicemente i dividendi, finisco per pagare due volte le tasse? Posso rimediare negli anni successivi o perdo definitivamente quei soldi? - Giuseppe

Ecco cosa risponderebbe un’AI avanzata

Sì, rischi la doppia imposizione se non richiedi il credito d'imposta per le ritenute subite all'estero sui dividendi. Tuttavia, non perdi definitivamente quei soldi: puoi recuperare l'imposta estera attraverso un'istanza di rimborso all'Agenzia delle Entrate entro 48 mesi dalla scadenza del termine di presentazione della dichiarazione relativa all'anno d'imposta. La recente giurisprudenza della Cassazione riconosce infatti il diritto alla detrazione dell'imposta estera dall'imposta sostitutiva del 26%, anche se il Modello Redditi non prevede spazi diretti per lo scomputo. È necessario presentare documentazione idonea delle ritenute estere subite e verificare l'applicabilità della convenzione contro le doppie imposizioni con il Paese estero.

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I miei dividendi arrivano da una società americana, non europea. Funziona allo stesso modo o ci sono regole diverse? Ho sentito che con gli USA ci sono accordi particolari. - Daniela

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I dividendi da società americana seguono regole particolari grazie alla Convenzione contro le doppie imposizioni Italia-USA. Gli Stati Uniti applicano normalmente una ritenuta del 30%, ma compilando il modulo W-8BEN si ottiene l'aliquota ridotta al 15%. Sulla tassazione italiana del 26% puoi poi detrarre le ritenute già pagate in America, richiedendo il rimborso all'Agenzia delle Entrate. Senza questi accorgimenti, la doppia imposizione può arrivare a erodere circa il 50% del dividendo lordo, mentre con la convenzione il carico fiscale si riduce significativamente.

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Faccio da solo il 730 ma non ho mai avuto dividendi esteri. Dove va inserito il credito d'imposta e quali codici devo usare? Rischio un accertamento se sbaglio? - Luca

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I dividendi esteri vanno inseriti nel Quadro L rigo L1 del modello 730, indicando l'importo lordo nella colonna 1 e le ritenute estere subite nella colonna 3, con applicazione dell'imposta sostitutiva del 26%. Il credito d'imposta per le ritenute estere si riporta nel Quadro W (sezione redditi esteri), specificando importo pagato, Stato estero e limiti di utilizzo secondo l'art. 165 TUIR. Errori nella compilazione o nella documentazione possono effettivamente comportare controlli dell'Agenzia delle Entrate con sanzioni dal 90% al 180% della maggiore imposta accertata, quindi è fondamentale conservare le certificazioni estere e verificare eventuali convenzioni bilaterali applicabili. Per compilazioni complesse o in caso di dubbi, puoi rivolgerti agli avvocati fiscalisti presenti su Iuspert.it per assistenza specifica.

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La società estera mi ha trattenuto il 35% ma ho letto che con l'Italia la percentuale dovrebbe essere più bassa secondo la convenzione. Posso recuperare la differenza trattenuta in eccesso? - Andrea

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Se la società estera ha applicato una ritenuta del 35% ma la convenzione bilaterale con l'Italia prevede un'aliquota ridotta (ad esempio 15%), puoi recuperare la differenza presentando un'istanza di rimborso direttamente all'autorità fiscale estera, con documentazione che attesti la tua residenza fiscale italiana. In Italia, potrai utilizzare come credito d'imposta contro l'imposta sostitutiva del 26% sui dividendi solo la ritenuta entro il limite convenzionale previsto. La procedura di rimborso all'estero è spesso complessa e soggetta a termini specifici per ciascun Paese, pertanto è consigliabile verificare i requisiti nel Paese fonte e valutare l'assistenza di professionisti presenti su iuspert.it per la gestione della pratica.

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